Mantova: capitale italiana della cultura 2016

Mantova: la citta’ dei Gonzaga e Del risotto con la salamella

Tutto lo splendore della cittadina da una prospettiva unica: dal ponte di San Giorgio in direzione del castello. Un sistema di illuminazione recente conferisce un aspetto ancora più maestoso e suggestivo al centro storico di Mantova.

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La città è stata eletta capitale italiana della cultura 2016. Ottimo traguardo: un milione di euro alla città per realizzare il progetto consegnato. Per chi non la conoscesse è una cittadina lombarda di circa 50.000 abitanti, diventata patrimonio UNESCO dal 2008.
Protetta dal fiume Mincio che forma 3 laghi: Superiore, di Mezzo ed Inferiore. Purtroppo, proprio per la presenza dei laghi, d’estate sono moltissime le zanzare che rendono difficile la permanenza prolungata in spazi aperti la sera, ma con le dovute precauzioni, si può avere una convivenza pacifica.
Periodo ideale per visitare la città: tra luglio e settembre, per ammirare la fioritura dei fior di loto (splendidi fiori di origine asiatica) e per assistere al Festivaletteratura, che si tiene dal 1997 per cinque giorni nel mese di settembre; attira persone da tutto il mondo. La cittadina si anima con workshops, incontri tematici, concerti e spettacoli con narratori e artisti di fama internazionale. Molti giovani lavorano alla manifestazione, spesso come volontari contribuendo a rendere il tutto ancora più frizzante e innovativo.

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In autunno, anche se la nebbia fa da sfondo alla città, consiglio il Festival dedicato ai bambini e ragazzi: Segni d’infanzia. Nato nel 2006 per offrire ai bambini ed agli adolescenti dei laboratori, degli spettacoli di musica, teatro danza e molto altro. Sta riscontrando sempre maggior successo.

Un altro motivo per visitare Mantova è la cucina locale. Tra le pietanze più conosciute il risotto con la salamella, i tortelli di zucca, lo stracotto d’asino, da accompagnare col vino rosso del posto: il Lambrusco. E regalarsi un dolce che si sbriciola al solo tocco: la sbrisolona, da sempre definita come dolce dei poveri, perché in origine i soli ingredienti erano le nocciole, lo strutto e la farina di mais, poi sperimentati con delle aggiunte negli anni a seguire. La tradizione dice di spezzarla con le mani senza adoperare un coltello ed intingerla nella grappa.

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D’estate ci sono sagre di paese dove poter assaggiare queste prelibatezze, altrimenti durante tutto l’anno è possibile avvalersi dei tanti ristoranti nel centro storico, tra i più famosi: l’Aquila Nigra, il Grifone Bianco, l’Antica Osteria delle Erbe, la trattoria Cento Rampini, ed il Cigno dei Martini. In una località vicina, chiamata Castel d’Ario, consiglio di assaggiare il risotto in due ristoranti, a parer mio i migliori come qualità-quantità-prezzo: la Stazione ed il Macello. Non farsi mancare il salame mantovano, che si trova in moltissime botteghe o al ristorante. Tra i dolci una tappa d’obbligo è la pasticceria la Tur dal Sucar, che fa la miglior bignolata della zona, fatta con bignè, cioccolato, zabaione e panna montata. Per gli amanti della vita notturna: i Tre Scalini, lo Chez vous, il Cocoricò e come discoteca la Mucca della Zia, un po’ fuori dal centro, ma molto particolare perché si balla sui tavoli.

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Per entrare nel vivo della cittadina e descriverla al meglio mi sono rivolta ad Elisa Santinami, una mantovana, appassionata ed esperta di storia dell’arte.

Mantova, la città dov’è nata e cresciuta, ha un patrimonio storico ed artistico, può dare dei suggerimenti su cosa visitare ad un turista che è in città per la prima volta e desidera portarsi a casa un ricordo memorabile?
Mantova, piccola perla sulle rive del Mincio, vanta una storia importante la cui strada è segnata e legata indissolubilmente alla famiglia Gonzaga. Offre un ricco panorama artistico tutto da scoprire. Partiamo dalla piazza più grande, Piazza Sordello, centro nevralgico attorno al quale nei secoli è cresciuta la città vera e propria, su questa piazza si affaccia Palazzo Ducale, un insieme di 3 edifici, Palazzo del Capitano, Domus Magna e Domus Nova, ogni capostipite della famiglia ha apportato migliorie lasciando la sua impronta; da vedere il palazzo: ogni sala racconta una storia, da Sala Manto che narra il mito a cui la città è legata riportato da Dante nel canto xx dell’Inferno, alla sala dei fiumi dove si osserva il territorio come conosciuto all’epoca, alla sala dei cavalli, legata ai Gonzaga, in origine Famiglia Corradi, di umili origini che spodestarono i Bonacolsi diventando importanti possidenti terrieri, forti nella compagine militare e rinomati anche per l’allevamento di cavalli. Al suo interno sono conservate opere importanti del Pisanello e Rubens oltre molti altri dipinti di autori locali e non solo. Da palazzo Ducale si passa al castello di San Giorgio senza nemmeno rendersene conto per poter ammirare la famosa Camera Picta o Camera degli Sposi, capolavoro del Mantegna che qui visse per più di 40 anni e dove rimase fino alla morte. Un affresco che ferma nel tempo un particolare avvenimento per la famiglia Gonzaga, si parla dell’elezione a cardinale del figlio di Ludovico Gonzaga. Da Piazza Sordello, si entra nel Duomo, di origine paleocristiana, ricostruito da Matilde di Canossa. Uscendo sulla destra si ammirano i primi palazzi di Mantova. Si prosegue verso la Torre della Gabbia, una sorta di carcere all’aperto visibile a tutti. Dopo aver attraversato un breve porticato, in Piazza Erbe, importante polo economico: la zona commerciale della città dove poter ammirare Palazzo del Podestà, Palazzo della Ragione e la torre dell’orologio. Piazza Mantegna, con la Basilica di Sant’Andrea, è la chiesa più grande di Mantova, di architettura rinascimentale ed opera di Leon Battista Alberti, al cui interno sono contenuti i sacri vasi che custodiscono la reliquia del sangue di Cristo portato a Mantova dal centurione Longino ed esposti ogni venerdì santo.

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Proseguendo nella passeggiata suggerisco di raggiungere Palazzo Te, residenza estiva della famiglia Gonzaga, luogo del riposo, palazzo ricco di simbologie e pregiate decorazioni, prima fra tutte la sala dei Giganti. il tempo che vi rimane trascorretelo passeggiando per la città, andando a piedi se possibile, per concludere la giornata bevendo un aperitivo e aspettando il tramonto sul lago. Se disponete invece di più di 2 giorni consiglio di spostarvi e lasciata Mantova, fate una tappa al santuario delle Grazie, e se la stagione è favorevole concedetevi una gita in barca fra le ninfee e i fiori di loto.

Chi sono gli altri grandi nomi legati alla storia di Mantova?

Fino ad ora ho citato nomi importanti del panorama artistico, ma non dimentichiamo che Virgilio nacque in un paese vicino a Mantova, che Dante parlò più volte di Mantova, che molto di ciò che abbiamo lo dobbiamo alla passione di isabella d’Este per l’arte, che Sordello, famoso poeta e trovatore italiano, è originario di Goito, una località del mantovano.

Ritiene che l’organizzazione Museale di Mantova sia ben strutturata?

Per quanto riguarda l’organizzazione credo che la città sia ben servita da info-point e associazioni di guide, purtroppo numerosi palazzi non sono aperti tutto l’anno. Credo che rispetto agli scorsi anni la città si stia muovendo con sempre nuove iniziative che richiamino l’attenzione dei turisti, oltre al Festival della letteratura e Segni d’infanzia ci sono altri più piccoli eventi che offrono una buona spinta per una passeggiata e visita della città, parliamo di manifestazioni dedicate all’artigianato locale, all’hand made, al vintage ma anche di mostre come quella di Ligabue a Palazzo della Ragione o la precedente di Mirò tenutasi a Palazzo Te, un passo avanti per una piccola realtà che si apre a nuovi orizzonti cosmopoliti. Qualcosa sta crescendo, ma rimango convinta che il grande problema di Mantova risieda nell’accesso alla città, i posti per la sosta sono esigui e hanno costi elevati. Rimane ancora una città abbastanza chiusa ma nella quale vedo una forte volontà di richiamare e accogliere.
Mantova è una città scrigno, una piccola bolla nel panorama delle città d’arte che offre la possibilità di scoprire un passato tra storia e leggenda incrociando la vita di personaggi illustri che hanno lasciato un segno, una città a tutto tondo che vede la partecipazione di scrittori, architetti, storici e pittori importanti.

Che cosa consiglierebbe di fare per sensibilizzare i ragazzi ad avvicinarsi al mondo dell’arte ?

Troppo spesso si dimentica che storia e storia dell’arte sono legate indissolubilmente, da un’opera si può capire il contesto storico, geografico e percepire come l’artista viveva o sentiva l’epoca in cui operava. Avere coscienza del luogo in cui si vive, conoscere l’altro e il diverso ma avere ben presente da dove si viene. Troppo spesso si visitano città e luoghi sconosciuti, lontani rispetto ai posti che si frequentano abitualmente ed è così che magari un turista tedesco può conoscere meglio le nostre radici. Il mio consiglio è quello di avere un punto di partenza, un baricentro completo del nostro passato che ci apra ad altro, si può viaggiare molto imparando tanto senza dimenticare di partire conoscendo se stessi e da dove veniamo. Così si può capire dove si vuole andare.

pubblicato da Worldpass

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