Oman, là dove il turismo è affare per ricchi

Piero Rossi: la gente ha paura dei Paesi arabi, e l’Oman, pur essendo sicuro, ha perso il 30% di turisti

OMAN-BBB

Muscat – L’Oman non è ancora compreso e conosciuto come dovrebbe. Piero Rossi, fondatore e proprietario di al Koor Tourism, dice: “Le iniziative del Ministero del Turismo locale sono molte, ma la gente oggi ha paura“, continua affermando “L’Oman è un Paese meraviglioso e sicuro ed io, lavorando nel settore da decenni e vivendo nel Paese tutt’oggi, posso assicurare che non ha nulla a che vedere con il Maghreb o lo Yemen. Anche se vicini, in Oman regna la pace ed è, mi sento di dire, il Paese arabo di gran lunga più tranquillo che ci sia“. Piero si è trasferito in Oman nel 2005 e non si è mai più spostato, “dal 2000 al 2005 ci sono tornado molte volte e l’ho sempre ritenuta come una meta interessante e nuova per il mercato italiano”.

È stato facile all’inizio? Come hai iniziato la tua agenzia in loco?

Nel 2000, quando sono arrivato in Oman per la prima volta, l’mpatto non mi è piaciuto molto, l’aeroporto di Muscat troppo perfetto e ordinato. Ma poi, realizzando che poteva avere potenzialità come mercato turistico nuovo, ho deciso di trasferirmici definitivamente, dopo 5 anni di visite sporadiche, aprendo la mia agenzia, con un partner omanita, di famiglia brava e seria e abbiamo lavorato bene per 8 anni, serenamente senza mai avere grossi problemi. Ho avuto la funzione di generale manager fino ad un anno fa, che sono diventato il titolare a tutti gli effetti e investitore nel Paese con una partecipazione di un locale.
Come definiresti il turismo in Oman secondo la tua esperienza? Qual è il target di persone che visitano il Paese?
Il mio è un mercato di nicchia, perché facciamo spedizioni in deserto. C’erano già grossi operatori di ‘tutto hotel’ ma nessuno faceva la traversata del Wahiba desert, quindi mi sono cimentato per primo, con molto successo. In generale comunque è ancora un turismo per pochi, il target è medio-alto, non è un Paese per il turismo di massa e ha ancora costi molto alti, anche se il Ministero del Turismo sta proponendo delle iniziative, discutibili, che sembrano attrarre un pubblico più ampio e meno abbiente. Il Paese è caro, solamente la benzina e il pesce non lo sono, quindi, quando si organizzano tour il costo degli hotel e quello delle macchine grava sulla persona.
Cosa piace maggiormente del Paese e cosa meno?

Piace la discrezione dell’omanita, la sua disponibilità. È l’unico Paese davvero sicuro tra i Paesi arabi in generale. La gente è disponibile, accogliente e gentile nei confronti dello straniero. Muscat piace molto perché è pulita. Lato negativo: l’immondizia che spesso si trova sulle spiagge, fuori Muscat. Il mare butta fuori di tutto e, purtroppo, sono gli stessi pescatori a mancare di civiltà. Devono risolvere questo problema, perché le spiagge sono stupende, così come lo è tutto il Paese. Una soluzione potrebbe essere, considerando che la bottiglia ha un costo e l’acqua o il suo liquido all’interno uno aggiuntivo, restituire il contenitore e farsi ridare i soldi così che le persone, sapendo di guadagnare, smettano di lasciarle sulla battigia o in mare.

È difficile interagire con i locali oppure non è mai stato un problema per te?
No, non è così difficile, la gente è seria. È difficile interagire con gli indiani a volte, quello sì, e nel Paese ce ne sono molti.
I locali sono piuttosto aperti e, in caso di bisogno, ci sono e sono sempre pronti ad aiutare.
 Viene promosso bene il turismo da parte del Ministero del Turismo?
Sì, devo dire che sono molte le iniziative, che soprattutto di recente, sta organizzando e mettendo in atto il Ministero del Turismo. Tra queste il fantastico padiglione organizzato ed allestito presso l’Expo a Milano, che ha riscosso molto successo ed ha permesso di farsi conoscere al pubblico, proveniente da ogni parte del mondo. Ma questo è solo uno dei progetti che si sono realizzati.
 
Com’e’ andata la stagione turistica appena finita?
Il turismo è calato del 30% rispetto all’anno precedente, perché la gente, oggi, ha paura dei Paesi arabi. Poi, per difficile situazione dello Yemen, si fanno spaventare per la vicinanza dell’Oman ad esso. Ma, posso garantire, vivendoci da molti anni, che è molto sicuro e non c’è nessuna guerra in atto.
C’e’ molta concorrenza nel tuo settore? In cosa si distingue la tua agenzia e perché sono molti gli italiani e francesi che si rivolgono a te? In cosa credi di riuscire a fare la differenza?
Sì, siamo in tanti a lavorare nel Paese.Personalmente ho dei clienti fidelizzati, che hanno già fatto 3-4 viaggi con noi sempre in Oman. Se ritornano evidentemente si sono trovati bene ed è piaciuto molto il paese. I nostri programmi sono particolari e di qualità e tracciati ad hoc per il cliente. Non seguiamo le stesse strade di tutti, passiamo per Wadi Kharuf e Wadi Bani Awf per esempio. I servizi sono di qualità, quindi macchine assicurate, funzionanti e comode. Il mio staff è formato da professionisti, spesso ex militari, quindi con disciplina e ordine. La loro regola è: far amare il proprio Paese ai turisti. I tour leader italiani che lavorano per me devono amare l’Oman, altrimenti non sono idonei. Tra i programmi nuovi che stiamo proponendo anche una mini crociera di 3 giorni a bordo dell’unico dhow, l’imbarcazione tradizionale omanita, a vela ancora esistente nella penisola arabica. Si parte da Muscat, arrivando a Ras al Hadd, facendo soste dove si può arrivare solo dal mare, si passano le notti in campi tendati e poi si continua prendendo la via del deserto. Lo scorso novembre abbiamo lanciato la traversata di 3-4 giorni, a piedi, nel deserto del Wahiba, con i cammelli a supporto dei bagagli. È una Desert Therapy che riproporremo nel Rub al Khali con la collaborazione di Carla Perrotti, la nota esploratrice di deserti a piedi. Ovviamente non è per tutti, fare 20 Km. al giorno sulla sabbia, spesso rovente, non è semplice. Saranno 6-7 le persone del gruppo, così come i nostri tour in generale non sono mai numerosi, ma massimo costituiti da 12 persone.
Pensi che crescerà sempre più la curiosità per questo Paese?
Lo spero, ma non ne sono molto sicuro, dipende dalle misure di promozione che intende attuare il Ministero del Turismo. Ci sta lavorando, quindi, al momento, è difficile esporsi.
Cosa ti sentiresti di dire per sensibilizzare le persone ad ‘affacciarsi’ a questo Paese e a non essere terrorizzate dalle vicende attuali che riguardano molti dei Paesi arabi?
Ritenendomi un professionista del turismo direi alle persone proprio perché amo il mio lavoro e il Paese in cui vivo e lavoro che si sta bene e l’Oman è molto sicuro. Qui, la cosa più bella è che il turista viene rispettato. A volte succedono cose fantastiche, che sono successe a me in prima persona, come la perdita in deserto di parte dell’attrezzatura e vedersi i beduini riportarla alla Polizia del paese vicino. Una volta mia moglie ha dimenticato il passaporto e altro di valore  in aeroporto, ma ha ritrovato la busta con tutto al suo interno. Poi ancora, un resto sbagliato al suo di Mutrah di 2 reali, il commerciante se ne accorge e corre a scusarsi col turista dandogli il resto corretto. Non consiglierei mai di andare in Paesi pericolosi. La gente deve andare in vacanza per rilassarsi e non guardarsi le spalle ogni secondo.
Pubblicato su L’Indro

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